SUISSE NEWS Sostegno all’economia durante la seconda ondata. By Stefano Galvano

Nel mese di novembre (seduta del Consiglio Federale del 4 novembre) si è ampliata e prolungata la possibilità di chiedere l’indennità di perdita di guadagno (IPG coronavirus). Il diritto è ora previsto per:

  • Lavoratori indipendenti e persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro, in caso di chiusura di strutture.
  • Lavoratori indipendenti e persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro, in caso di divieto di svolgere manifestazioni.
  • Lavoratori indipendenti e persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro con una diminuzione considerevole della cifra d’affari. Per diminuzione considerevole si intende una riduzione della cifra d’affari pari almeno al 55% rispetto alla cifra d’affari media degli anni 2015-2019.

Ricordiamo anche che l’IPG coronavirus è percepibile anche da genitori che devono interrompere l’attività lucrativa perché la custodia dei figli da parte di terzi non è garantita (ad esempio per chiusura asili, scuole) o in casi di quarantena.

 

Sono altresì stati annunciati (entrata in vigore probabile a inizio dicembre) ulteriori programmi di aiuto per imprese in gravi difficoltà (i c.d. casi di rigore). Gli aiuti potranno essere erogati sotto forma di fideiussioni, garanzie, mutui e/o contributi a fondo perduto e saranno per il 50% a carico della Confederazione e per il 50% a carico dei Cantoni.

 

 

Sotto l’albero a Chiasso la Madonna con bambino

A Chiasso c’è un luogo dove sono custoditi tesori. Tesori dell’arte che grazie alla collaborazione con il m.a.x. museo lasciano le stanze del Swiss Logistics Center, un’azienda specializzata nella movimentazione e stoccaggio di opere d’arte con sede a Chiasso, dove sono custoditi per conto dei proprietari privati e si mettono in mostra davanti al grande pubblico. La collaborazione è stata inaugurata oggi con la presentazione del capolavoro del maestro fiammingo Peter Paul Rubens «Madonna con bambino», dipinto attorno al 1618. Sarà esposto fino al 6 gennaio nell’atrio del museo dando il via all’iniziativa volta a “offrire” al pubblico una meraviglia legata al periodo natalizio. La possibilità di ammirare il dipinto rappresenta un’occasione unica, grazie alla disponibilità dei proprietari che eccezionalmente mettono a disposizione temporaneamente il quadro. La straordinarietà dell’evento è sottolineata anche dal fatto che sarà possibile vedere l’opera esposta in una struttura creata ad hoc, a distanza ravvicinata, in tutta sicurezza, accedendo gratuitamente all’area del museo riservata per l’occasione, ossia la hall.

La collaborazione non resterà un unicum ma sarà proposta dal m.a.x. museo annualmente in occasione del periodo dell’Avvento e delle festività natalizie con lo scopo – si legge in una nota – «di rendere visibili le meraviglie custodite in collezioni private all’insegna del piacere di condivisione dell’arte e della cultura». L’Esposizione dell’Avvento vuole rappresentare anche «un messaggio di valorizzazione della cultura in questo difficile periodo. Cultura che è una fonte inesauribile di piacere e bellezza». A questo proposito la «Madonna con bambino» di Rubens accoglierà idealmente l’ospite del museo, che è invitato poi a proseguire il suo personale viaggio nell’arte visitando la mostra in corso «Alberto Giacometti (1901-1966) grafica al confine fra arte e pensiero», nelle sale del museo fino al 10 gennaio 2021.

Sotto l’albero a Chiasso la Madonna con bambino

A inaugurare l’Esposizione dell’Avvento ieri c’erano il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, il proprietario dell’opera Michele Moser, la direttrice del museo Nicoletta Ossanna Cavadini e il direttore di Swiss Logistics Center Riccardo Fuochi. A rendere possibile l’iniziativa anche il responsabile dell’Assicurazione Helvetia Swiss (sponsor tecnico) Edoardo Passano e il direttore dell’AGE SA Corrado Noseda, istituzione che ha fornito e installato l’apposita illuminotecnica dell’allestimento.

PITTURA POESIA MUSICA “FILOSOFIA DI VITA”

Silvia Ciaccio nasce a Milano il 25 marzo del 1985.

Vive in un ambiente ricco di stimoli, di incontri e di scambi culturali che influisce intensamente sulla sua formazione. La sua famiglia le comunica la passione per l’arte in tutte le sue manifestazioni (pittura, scultura, musica, letteratura).

 

All’età di 4 anni frequenta il Laboratorio Bruno Munari presso Beba Restelli. Grazie a questa esperienza si avvicina all’uso creativo di materiali differenti: garze, veline, sabbia, sassi, stoffe… realizzando “sculture da viaggio”, “libri illeggibili”, “proiezioni dirette”. Sono soprattutto queste ultime a ritornare nel lavoro dell’artista: le diapositive, le cui immagini sono date dalla sovrapposizione di veline colorate inserite all’interno del telaietto della diapositiva, vengono proiettate sul muro rivelando forme astratte legate al mondo immaginifico dei bambini; le ombre e  le trasparenze  di queste veline impalpabili e aeree torneranno in quello che l’artista chiama “astrattismo atmosferico”.

 

Si avvicina alla musica e riceve in regalo dal suo papà un pianoforte a cui è ancora fortemente legata. Dalla passione per la musica deriverà il lavoro sul brano musicale La Cathédrale Engloutie di Claude Debussy: 5 opere realizzate con colori a olio su specchio verniciato nero che rappresentano le diverse ore del giorno, in cui si ode il suono delle campane di una fantasmatica cattedrale bretone inghiottita dal mare. La narrazione musicale degli specchi viene successivamente impressa su fogli di carta.

 

Nel frattempo nasce la passione per la scrittura: Silvia ama raccontare e inventare storie. Tra i 9 e i 10 anni, a seguito di un concerto (Antonio Ballista pianoforte e Gemma Bertagnoli voce soprano) di musiche di Rossini in una sera tempestosa presso Castel Prösels, scrive, illustra e rilega a mano con carta riciclata colorata una piccola collana di racconti gialli.

Da questo momento la scrittura rappresenterà per lei la più sentita forma di espressione e successivamente, durante i primi anni di università, pubblicherà un romanzo di formazione.

Oggi scrive testi sul lavoro del padre artista e articoli di critica d’arte per la rivista Artslife.

Amante della letteratura e della poesia, frequenta il Liceo Classico e la sua tesi di maturità esprime totalmente la sua personalità umana e artistica. Filantropia è il titolo di questo lavoro che spazia dalla tragedia greca alla scultura di Alberto Giacometti e rivela l’amore per l’essere umano nelle sue fragilità e nelle sue grandi potenzialità.

A seguito di questo percorso di studi, la duplice scelta di compiere una significativa esperienza di volontariato in Romania e di iscriversi alla facoltà di Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano.

 

Durante gli anni universitari si appassiona alla filosofia estetica e alla letteratura russa: scrive la tesi triennale dal titolo L’Estetica del sottosuolo, dedicata all’interpretazione del filosofo Cantoni dell’opera di Dostoevskij. Ma sarà la tesi della laurea specialistica a segnare maggiormente il suo percorso creativo, il lavoro, dal titolo Un colore solo. Poetiche del monocromatismo, mette in luce uno dei temi a lei più cari: il monocromo come luogo di massima concentrazione del pensiero.

 

Al termine del percorso di laurea, partecipa al Bando Mae Crui (Ministero degli Affari Esteri – Conferenza dei Rettori delle Università italiane) e compie un’interessante esperienza di stage presso l’Istituto Italiano di Cultura di Chicago.

 

L’architettura di questa città la affascina e la coinvolge profondamente tanto da pensare ad un progetto intitolato Architetture del pensiero, ancora in via di elaborazione.

 

 

 

Al suo ritorno a Milano comincia ad intraprendere la professione di insegnante di Lettere, inizialmente presso un liceo artistico, in seguito nella scuola media.

Ancora oggi l’insegnamento, presso l’Istituto Leone XIII, rappresenta una parte importante della sua vita.

 

Il suo percorso artistico è accompagnato dalla lettura appassionata dei testi del filosofo Gaston Bachelard (in modo particolare La poetica dello spazio, La poetica della rêverie, La psicanalisi dell’aria e La psicanalisi delle acque) e dello scrittore Massimo Bontempelli, il cui realismo magico de La scacchiera davanti allo specchio la condurrà ad una profonda riflessione artistica. Proprio l’incontro con Bachelard arricchisce il tema de “l’uomo socchiuso”, tema che era già in nuce dai tempi del liceo nella riflessione sulla filantropia e nel periodo degli studi universitari, quando l’artista si accosta al tema del sottosuolo dostoevskiano, evidenziando l’esistenza ferita dell’essere umano. “L’uomo socchiuso” rappresenta il culmine di una complessa riflessione sul tema dell’idea di immagine a partire dal lavoro sull’“immobilità vissuta” attraverso gli specchi.

 

L’ultimo lavoro dell’artista si incentra su un lento processo di decostruzione alla ricerca dell’essenza dell’essere. Nascono grandi veline e le prime opere su lastra di acciaio corten che richiamano l’essenzialità poetica di Barnett Newmann, artista da lei molto amato. L’accostamento tra leggerezza e pesantezza dei materiali rivela come la leggerezza celeste scaturisca sempre dalla pesantezza terrestre.

 

L’intero percorso artistico è accompagnato da una costante riflessione fotografica, realizzata dall’artista stessa, incentrata in modo particolare sui dettagli delle opere, poiché – seguendo la lezione di Gaston Bachelard – è nei particolari che si rivela l’immensità.

 

Fortemente convinta della totale autonomia dell’opera d’arte rispetto all’artista che l’ha creata, Silvia Ciaccio si limita a lasciare una semplice impronta della sua esistenza nelle inziali del suo nome (S.C.) scritte in matita con un tratto leggerissimo, quasi per paura di interferire con la vita della sua opera. Ne scaturisce il paradosso di una firma anonima che segna inevitabilmente la distanza dall’opera d’arte.

 

GIOVANNA REPOSSI SPELTA

Quando il marchio diventa un nome comune……

Potrebbe sembrare un bene, si potrebbe pensare che il marchio è talmente famoso da essere diventato sinonimo del prodotto che distingue e di tutta una serie di prodotti simili, ma non è mai così:

si chiama volgarizzazione, si legge “perdità di idoneità distintiva del marchio”:  vuol dire che l’espressione registrata come marchio viene usata, nel linguaggio comune, per distinguere prodotti simili, o appartenenti alla stessa categoria, di quelli distinti dal marchio, e che tutti gli investimenti fatti per portare il marchio a conoscenza del pubblico si sono vanificati perchè è diventato un termine generico.

Gli esempi sono molteplici: il marchio “Cellophane”, divenuto, da marchio registrato, espressione assolutamente generica ed utilizzata per identificare un genus di prodotti più ampio di quelli originariamente distinti dal marchio.  Il marchio “Rimmel” identifica tutti i mascara. E così via.

 

Ne deriva che il marchio, divenuto per la sua diffusione denominazione generica di un prodotto o di un sevizio, perde il collegamento con l’azienda di provenienza, e si trasforma nel termine con cui i consumatori definiscono ogni prodotto dello stesso genere. il titolare medesimo, per evitare questo fenomeno, deve   attivarsi immediatamente per evitare  un’associazione sbagliata del marchio nella percezione del pubblico e la nascita dell’equivoco.

 

Cosa può fare il titolare di un marchio, per evitare che diventi un termine comune?

Innanzitutto è necessario depositare e registrare il marchio, accompagnandolo al simbolo ®, ossia R, che sta per marchio registrato, al fine di godere fin da subito del diritto di esclusiva sul marchio, contro eventuali concorrenti che intendessero far uso del medesimo marchio per prodotti o servizi identici o affini;

il marchio va poi depositato in tutti i paesi di proprio potenziale  interesse attuale e futuro, sì da “colonizzare” i territori nei quali si intenderà produrre e/o commercializzare i prodotti e/o i servizi contraddistinti dal marchio; titolare del marchio dovrà poi cercare di evitare e anche bloccare situazioni che possano mettere a rischio il marchio, tramite campagne stampa e promozionali che aiutino il pubblico ad associare quel marchio ad una sola impresa;

  • il titolare del marchio dovrà poi prestare attenzione alle strategie commerciali e alle comunicazioni d’impresa nonché alle campagne di marketing incluse quelle on line messe in campo dai concorrenti, al fine di intervenire per impedire che un’eccessiva similitudine comporti il rischio dell’associazione di impresa.

In parole molto più povere, l’imprenditore, che abbia a cuore il mantenimento della capacità distintiva del proprio marchio, dovrà periodicamente fare uscire sui giornali o sulle comunicazioni web la dicitura che “la parola tal dei tali è un marchio registrato di proprietà X”.

Quindi se è vero che chi registra il proprio marchio, come dice il detto, “ben comincia” è pur vero che bisogna anche essere consapevoli che questo passaggio costituisce, riprendendo il detto, solo “metà dell’opera”.

Avv. Annaluce Licheri

W Michele De Lucchi, l’Italia. W pagina 76

Lo incontro una prima volta a Firenze il 17 novembre del 2015; a Villa La Sfacciata presentano il suo libro “I miei meravigliosi e orribili clienti” (De Lucchi 2015), a metà tra l’autobiografia – Domitilla Dardi nell’acuta nota in calce – e il personal essay. Un ritratto. Del Maestro e del segreto di una professione che ha svolto, come pochi altri, con prestigio internazionale e sottotraccia tutto italiano. Un testo generoso. Verso il lettore, l’Italia, gli artisti tutti. E l’architettura, ovviamente, che è narrata come un mix di artigianalità, creatività, tecnica, etica ecologica, scelte coraggiose. Cultura, alta e rara.

 

“…dal design milanese degli anni Ottanta fino all’affermazione… professionale, impegnato equamente in progetti di architettura, allestimento museale e design. Fra le immagini più note del suo lavoro compaiono … anche aspetti più intimi, … i modelli … scolpiti con la motosega nello studio privato, i disegni fatti con matite temperate col coltellino e …” (La Stampa 23 aprile 2018)

Il libro è così bello che se ne parla a lungo, e ancora, soprattutto per l’intreccio tra Architettura e Design, sotto una prospettiva nuova e non più discutibile. Pagina 76 è un manifesto, una poetica dell’architettura.

 

Poesia è la sua Tolomeo, in produzione oramai da trent’anni. Il filo s’intravede tra gli snodi, del piede incerto, modernissimo, che termina con un non modernissimo cappello. In alcune versioni il cappello è vintage. La sintesi impossibile. Il disincanto verso il carattere precario della ricerca di modernità: “… ogni volta che la modernità si raggiunge questa è già andata avanti” (De Lucchi

Una lampada di cui bisogna avere cura: il cappello che ondeggia, gli snodi da registrare.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Lo rivedo il 3 gennaio 2020, al Museo del Novecento di Firenze, con un mio caro amico, Lapo Binazzi. C’è anche sua moglie Sibylle. Quando dico che i mei genitori hanno vissuto ad Angera, loro m’invitano al suo studio-laboratorio, alla prima occasione.

Vi saprò dire, dunque.

 

Scritto: Cristina Benedettini

Editato: Giovanna Repossi

L’ARTE DEL MADE IN IN ITALY

Nel variegato panorama internazionale dell’arte contemporanea Marco Eugenio di Giandomenico, scrittore, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, critico d’arte e curatore di prestigiose mostre e iniziative artistiche e culturali, è tra le figure più attive e interessanti nella promozione delle migliori espressioni creative del Bel Paese, nella valorizzazione del made in Italy, quale patrimonio identitario socio-culturale dasalvaguardare e incentivare, soprattutto nell’era della globalizzazione dovuta all’inarrestabile sviluppo delle nuove tecnologie.

 

Un carriera senza precedenti, da ideatore e curatore della manifestazione “Leonardo at the Table” inaugurata al Castello Sforzesco di Milano durante l’EXPO 2015, con partecipazioni eccellenti del calibro di Carla Fracci, Gualtiero Marchesi, il californiano precursore della Soundart Bill Fontana, alla scrittura e produzione del film “Giants in Milan – Arte Sostenibile” in collaborazione con il Comune di Milano, adottato nelle 24 biblioteche della Capitale Lombarda, anche qui con l’intervento di eminenti personalità della cultura quali Ferruccio De Bortoli, Francesco Alberoni, Claudio Salsi, Pino Farinotti, solo per citarne alcuni.

Per non parlare poi dei suoi interventi televisivi come esperto di arte ed economia sostenibile tra cui la trasmissione “Heritage” su Rai Uno, a cura di Federico Fazzuoli e Marco Ravaglioli.

 

Più di 20 monografie pubblicate con primarie case editrici, molteplici articoli sulle principali testate editoriali nazionali, partecipazione a più di 150 eventi artistici e culturali in qualità di lecturer, chairman o curatore, invitato speciale ogni anno in manifestazioni internazionali, dalla Mostra del Cinema di Venezia al Festival del Cinema di Cannes, dalle sfilate esclusive delle fashion week milanesi e parigine ai principali eventi culinari a cura di chef stellati.

 

Di lontane origini austriache, nato in centro Italia, residente e operativo a Milano da più di venticinque anni, Marco Eugenio Di Giandomenico è tra i promotori eccellenti del made in Italy nel mondo, è di quelle professionalità eclettiche di cui il nostro Paese ha bisogno per un rilancio autentico dopo la grande pandemia, in quanto solo riscoprendo le nostre origini, il nostro “saper fare” sedimentatosi in secoli di storia è possibile innescare un nuovo percorso virtuoso, un nuovo “rinascimento” che renda merito alle meravigliose energie creative dei nostri territori.

 

Incontrandolo qualche tempo fa, incuriosita, gli ho chiesto quali studi avesse compiuto: «Ho frequentato un ottimo liceo classico, mi sono laureato in economia, ho partecipato a corsi di alta formazione in storia dell’arte, filosofia e teologia soprattutto presso istituzioni culturali afferenti la Santa Sede. Giovanissimo ho avuto una breve esperienza di top model per primaria casa di moda, esperienza illuminante per la mia professione”

Giovanna Repossi

La Metamorphosis di Ercole Pignatelli

E’ in uscita in questi mesi estivi, pubblicato dall’Editoriale  Giorgio Mondadori, il volume biografico dedicato all’artista Ercole Pignatelli. L’opera, curata da Fortunato D’Amico,  dal titolo “Metamorphosis”, pur mantenendo il rigore sistematico di una narrazione  cronologica,  si propone  di restituire al lettore  il pathos emozionale di una vicenda artistica vissuta incrociando i personaggi le vicende del tempo con le storie personali di una vita intensa e ricca di aneddoti. Una particolare biografia quindi,  che potremmo definire “critica”,   che ai testi di Ercole Pignatelli e   l’intervista di Angelo Crespi, affianca quelli di Fortunato D’Amico,  Giancarlo Lacchin,  Raffaelle Carrieri,  Giuseppe Lezzi.

Il racconto di Ercole Pignatelli, arrivato a Milano nel 1953 all’età di 18 anni, si insinua nei meandri poco conosciuti degli ultimi sessanta cinque anni di storia dell’arte italiana, e restituisce al lettore una visione generale  attraverso racconti e storie inedite vissute dal protagonista in prima persona insieme ai suoi compagni d’arte.

Incrocia i destini di molte persone che a partire degli anni ‘ 50 del secolo corso sono stati soggetti importanti, non solo per la professione e la formazione culturale dell’ l’artista, con il quale  hanno stretto legami e  vincoli di amicizia duraturi, ma anche e soprattutto perché interpreti  essi stessi delle vicende  principali dell’arte italiana e internazionale dello secolo scorso. Esseri che con il loro operato hanno segnato lo sviluppo di un epoca e del costume culturale del Bel Paese. Il volume quindi vuole essere anche un piccolo sunto di una storia dell’arte contemporanea che a partire dal dopo guerra transita da una Milano in continua fermentazione  e arriva ai  giorni nostri giorni, portando con sé l’appellativo di una stagione  mitica e leggendaria, forse irripetibile. Tra i tanti, davvero tanti personaggi che hanno incontrato  e condiviso la loro vita con quella di Ercole Pignatelli, da ricordare: Lucio Fontana, Raffaele Carrieri autore del lungo  testo critico sulla figura di Ercole Pignatelli, scritto nel 1982, MIlena Milani, Carlo Cardazzo.

Emerge in questa trama narrativa la tematica poetica che accompagnerà la ricerca la carriera artistica di Ercole Pignatelli: l’universo femminile

Questa sensibilità  particolare verso la donna giustifica l’insieme del linguaggio  pittorico e dell’estetica esibita nelle coloratissime tele orientata alla sensualità, e avulsa al piacere erotico, proiettato nella sua dimensione più pura e poetica.

Ogni immagine prodotta nelle opere di Ercole Pignatelli rimanda alle linee sinuose e ai profili della femminilità, attraversa il linguaggio delle metafore e sfocia in una profondità cromatica intensa, indice di un edonismo virale verso la raggiunta soddisfazione della propria virilità, continuamente rinnovata nella sua epigenesi. Così la terra di origine, la natura, la frutta, la notte, la vite e i fiori, simbolicamente  rappresentano l’incarnazione del desiderio di irrefrenabile congiunzione con il gentil sesso, continuamente agitato dalla ricerca di allegorie stimolanti la tensione erotica ed amorosa.

 

Fortunato D’Amico

Edito Giovanna Repossi

SKIRA EDITORE presenta BLAU di Elia Festa

“Blau, Elia Festa mette in dialogo con l’acqua e con l’elemento fluido le forme sfumate e quasi caleidoscopiche delle sue immagini nelle quali la stabilità della dimensione corporea e figurativa si intreccia e si deforma sfruttando le inesauribili potenzialità della tecnologia”

SILVIA CIACCIO, LUOGO SENSIBILE

SPAZIO BIG SANTA MARTA, nella persona di Massimo Ciaccio, è lieta di presentare la mostra personale di Silvia Ciaccio (Milano, 1985) dal titolo LUOGO SENSIBILE, curata da Luca Zuccala. Si tratta di un percorso artistico caratterizzato da una profonda ricerca poetico-filosofica e dalla sperimentazione di diversi materiali. Carte veline, fogli da stampa, superfici di acciaio corten rappresentano quel luogo sensibile – percepito e vissuto attraverso i sensi – che si situa nello spazio liminare tra cielo e terra, luogo di struggenti nostalgie, di ricerca di senso, luogo del cuore e dell’anima.

Le superfici pittoriche diventano così paesaggi interiori, attraversati dal vento e abitati da atmosfere astratte. Lo sguardo libero e sognante apre varchi e fessure verso l’infinito, oltrepassando le ferite del cammino che ancora segnano le carte.

La natura stessa dei materiali è estremamente evocativa: la trasparenza e l’apparente fragilità della carta velina, la natura grezza e semplice della carta da pacco, la solidità dell’acciaio corten, materiale vivo e cangiante fino a quando, arrivato ad un certo stadio della sua vita, fissa in un istante il suo processo di ossidazione.

L’artista è profondamente attratta dalla natura onirica del colore – “Il mondo è per me colore prima di essere cosa”, afferma – e ne indaga la composizione: l’essenza liquida e leggera dell’acquerello, la componente materica e corposa dei colori ad olio, la lucentezza delle tempere, la pienezza dei colori acrilici.

La poetica di Silvia Ciaccio si esprime attraverso il linguaggio della natura: aria, acqua, vento e luce invadono i luoghi pittorici.

L’artista va alla ricerca dell’origine delle cose facendo uso di una “pittura diretta”: rarissimo l’uso del pennello, le dita della mano, intinte nel colore, sfiorano le carte lasciando tracce di un vissuto personale e universale.

Affascinata dalle letture sognanti e poetiche di Gaston Bachelard, l’artista raccoglie sui fogli le tracce delle sue rêverie, trattenendo sulla terra una profonda nostalgia del cielo.

La dimensione celeste permea spazio e tempo nel lavoro dell’artista tracciando sentieri di immaterialità in cui il colore diventa traccia dell’invisibile.

La pittura di Silvia Ciaccio è costantemente accompagnata dalla parola di una mano pensante sulla propria arte e sul lavoro di artisti con i quali nasce un silenzioso e intenso dialogo. La riflessione linguistica accompagna la sensibilità pittorica in una consonanza profonda e ricca di senso.

La mostra è accompagnata da un video realizzato da Claudio Ciaccio (Milano, 1990) che coglie e restituisce l’essenza del lavoro dell’artista entrando silenziosamente nel suo atelier.

Per l’occasione è stato realizzato un catalogo, il cui progetto grafico è stato curato da PLUS ULTRA studio, nella persona di Alessandra Castelbarco Albani, e le foto sono state realizzate da Claudio Ciaccio e Davide Comelli.

Al fine di rispettare le norme di distanziamento sociale per prevenire il contagio da COVID 19, l’evento di inaugurazione si svolgerà giovedì 8 ottobre 2020 dalle ore 18.00 alle ore 21.00 su invito.

 

La mostra è aperta al pubblico nei seguenti orari:

lunedì – venerdì 10.00 – 18.00

 

Per appuntamenti:

Silvia Ciaccio

silviaciaccio@hotmail.it

 

Maria Pia Ciaccio

robertociaccio@hotmail.com

Presentazioni Mutualistiche

Gentilissimi Partner,

ecco alcune informazioni relative alle 3 presentazioni mutualistiche cadenzate il mercoledì di ogni settimana.

Questi appuntamenti di mezz’ora, oltre a fornire una fotografia della Sanità in Italia, offre l’opportunità per capire di più il mondo della mutualità (Terzo Settore – No Profit) e lo sviluppo esponenziale che in questi ultimi anni ha avuto, andando a sopperire alle carenze del Sistema Sanitario Nazionale.
Quindi una veloce ma esaustiva fotografia di MBA Mutua, divenuta in pochi anni la prima mutua in Italia per numero di associati (più di 420Mila).

MERCOLEDI :

Webinar Non interattivo, solo ascolto (“GoToWebinar”) con Link dedicato per ogni incontro.

Orari:
– 10.30/11.00
– 15.30/16.00
– 19.00/19.30

Per la pre-iscrizione è indispensabile fornire:
–  Nome Cognome
–  Mail
–  Orario di partecipazione (al fine di associare il Link dell’orario scelto)

N.B. Una volta effettuata la pre-iscrizione la persona riceverà da parte di MBA la mail di conferma con il Link di partecipazione.