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W Michele De Lucchi, l’Italia. W pagina 76


Lo incontro una prima volta a Firenze il 17 novembre del 2015; a Villa La Sfacciata presentano il suo libro “I miei meravigliosi e orribili clienti” (De Lucchi 2015), a metà tra l’autobiografia – Domitilla Dardi nell’acuta nota in calce – e il personal essay. Un ritratto. Del Maestro e del segreto di una professione che ha svolto, come pochi altri, con prestigio internazionale e sottotraccia tutto italiano. Un testo generoso. Verso il lettore, l’Italia, gli artisti tutti. E l’architettura, ovviamente, che è narrata come un mix di artigianalità, creatività, tecnica, etica ecologica, scelte coraggiose. Cultura, alta e rara.

 

“…dal design milanese degli anni Ottanta fino all’affermazione… professionale, impegnato equamente in progetti di architettura, allestimento museale e design. Fra le immagini più note del suo lavoro compaiono … anche aspetti più intimi, … i modelli … scolpiti con la motosega nello studio privato, i disegni fatti con matite temperate col coltellino e …” (La Stampa 23 aprile 2018)

Il libro è così bello che se ne parla a lungo, e ancora, soprattutto per l’intreccio tra Architettura e Design, sotto una prospettiva nuova e non più discutibile. Pagina 76 è un manifesto, una poetica dell’architettura.

 

Poesia è la sua Tolomeo, in produzione oramai da trent’anni. Il filo s’intravede tra gli snodi, del piede incerto, modernissimo, che termina con un non modernissimo cappello. In alcune versioni il cappello è vintage. La sintesi impossibile. Il disincanto verso il carattere precario della ricerca di modernità: “… ogni volta che la modernità si raggiunge questa è già andata avanti” (De Lucchi

Una lampada di cui bisogna avere cura: il cappello che ondeggia, gli snodi da registrare.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

Lo rivedo il 3 gennaio 2020, al Museo del Novecento di Firenze, con un mio caro amico, Lapo Binazzi. C’è anche sua moglie Sibylle. Quando dico che i mei genitori hanno vissuto ad Angera, loro m’invitano al suo studio-laboratorio, alla prima occasione.

Vi saprò dire, dunque.

 

Scritto: Cristina Benedettini

Editato: Giovanna Repossi