Con un reportage dentro a una Sarajevo assediata ai tempi della guerra nella ex Yugoslavia, è iniziata nel 1993 la carriera di Riccardo Romani come fotografo e filmmaker.
In collaborazione con Alfonso Cuaròn e con la famiglia di Muhammad Ali, Riccardo sta lavorando al progetto Bingham un documentario sulla vita di Howard Bingham, il fotografo personale e amico di lunga data del grande Muhammad Ali che ha lasciato un archivio di oltre 2 milioni di foto inedite.
Nato a Napoli, Riccardo Romani ha vissuto a Milano lavorando per la Gazzetta dello Sport, New York, Roma e Londra. I suoi reportage sono stati pubblicati in tutto il mondo. È stato Corrispondente per SkyTG24 da New York e Londra. Sempre per SkyTG24 ha inaugurato il primo Ufficio di Corrispondenza a Herat, in Afghanistan, dove nel 2010 è rimasto come inviato di guerra per il canale.
Nel 2007 Romani ha collaborato con Alfonso Cuaròn a “The Possibility of Hope” (Universal Pictures), un documentario uscito in contemporanea con il film “I figli dell’uomo”. Il sodalizio col regista messicano premio Oscar è proseguita fino al 2014 quando Romani ha fondato Robusto Films, casa di produzione per documentari di cui Cuaròn è Produttore Esecutivo.
Nel 2008 Romani ha scritto e diretto per SkyTG24 la serie di documentari The Election Game basata sulla campagna presidenziale di Barack Obama, serie che è valsa al canale il premio come miglior programma di news della tv italiana.
Per SkyTG24 nel 2011 ha scritto e diretto Coca Nostra, un documentario sul viaggio che la cocaina compie dalla produzione in Colombia, alle strade delle città italiane, passando nelle mani dei potenti cartelli in Messico e negli Stati Uniti.
Con Robusto Films ha prodotto e diretto nel 2016 Hands of God la vera storia di un gruppo di giovani pugili iracheni in lotta per la loro vita e allo stesso tempo in palestra a sudare sognando di qualificarsi per i Giochi Olimpici di Rio. Il film è in distribuzione negli Usa, UK e Australia.
Nel 2013 il romanzo di Romani – Le cose brutte non esistono – è risultato finalista al premio letterario “John Fante” miglior opera prima.